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Rifare il sito web conviene? 7 segnali per capirlo

Avatar Pier Francesco Conti

Hai un sito, ma non ti porta clienti. Oppure ti imbarazza un po’ quando un cliente ti dice “ho visto il tuo sito”. La domanda allora è semplice: conviene rifarlo da zero, o basta sistemarlo?

La risposta onesta è: dipende. A volte bastano pochi interventi mirati; altre volte rifarlo costa meno che continuare a rattoppare. In questa guida trovi i segnali per capirlo da solo, quanto costa un rifacimento e come farlo senza perdere le posizioni che hai già su Google.

7 segnali che il tuo sito va rifatto

Prendi il telefono, apri il tuo sito e rispondi sinceramente:

  1. Da smartphone si legge male. Testi piccoli, menu scomodi, pulsanti difficili da premere. Oggi la maggior parte delle visite arriva dal telefono.
  2. È lento. Se impiega più di 3 secondi a mostrarsi, molte persone se ne vanno prima ancora di vederlo.
  3. Non sai aggiornarlo. Per cambiare un orario o una foto devi chiamare qualcuno, e quindi non lo aggiorni mai.
  4. Ha più di 5–6 anni. Grafica, tecnologia e sicurezza invecchiano: un sito di sette anni fa si riconosce al primo sguardo.
  5. Non arrivano contatti. Nessuna email, nessuna chiamata che inizi con “ho visto il sito”.
  6. Su Google non lo trova nessuno. Se cerchi il tuo servizio con la tua città, compaiono i concorrenti e non tu.
  7. Non racconta più quello che fai oggi. Servizi cambiati, foto vecchie, persone che non lavorano più con te.

Come leggere il risultato: con uno o due segnali, di solito basta migliorare il sito che hai. Con tre o più, soprattutto se ci sono i punti 1, 3 e 5, conviene quasi sempre rifarlo.

Quando basta sistemarlo (e risparmi)

Rifare tutto non è sempre la scelta giusta. Se il sito è recente, si vede bene da telefono e lo sai aggiornare, spesso bastano interventi mirati:

  • testi più chiari, che dicano subito cosa fai, dove e per chi;
  • un pulsante di contatto evidente, telefono e WhatsApp cliccabili;
  • titoli e descrizioni per Google sistemati pagina per pagina;
  • la scheda Google Business completata e collegata al sito;
  • foto vere al posto delle immagini di repertorio.

Interventi come questi costano in genere qualche centinaio di euro e possono cambiare molto i risultati.

Quando conviene rifarlo da zero

Conviene rifarlo quando i problemi sono nella struttura e non nei dettagli:

  • il sito è costruito con una tecnologia vecchia o su una piattaforma che non ti permette di crescere;
  • l’impaginazione non funziona da smartphone e andrebbe rifatta pagina per pagina;
  • la struttura delle pagine non corrisponde più ai tuoi servizi;
  • dipendi da qualcuno per ogni modifica, o non hai nemmeno gli accessi.

In questi casi, continuare a rattoppare costa nel tempo più di un sito nuovo, e il risultato resta debole.

Quanto costa rifare un sito

Per un sito vetrina di un’attività o di un professionista, rifarlo costa in genere come farne uno nuovo: tra 1.000 e 2.500 €, a seconda di pagine, testi e funzioni. A volte un po’ meno, perché testi e foto si possono recuperare in parte. Trovi fasce di prezzo ed esempi nella guida su quanto costa un sito web nel 2026.

Un consiglio: chiedi sempre un preventivo voce per voce. Ti permette di capire cosa stai pagando e di confrontare offerte diverse.

Come rifare il sito senza perdere le posizioni su Google

È la paura più comune, ed è fondata: un rifacimento fatto male può far sparire da Google pagine che portavano visite da anni. Si evita con alcuni accorgimenti:

  1. Prima di tutto, una mappa del sito vecchio: l’elenco di tutte le pagine, con quelle che portano più visite (si vedono in Google Search Console).
  2. Mantenere gli indirizzi delle pagine quando possibile.
  3. Reindirizzamenti 301 per ogni indirizzo che cambia: chi arriva dal vecchio link, o da Google, finisce automaticamente sulla pagina nuova.
  4. Recuperare i contenuti che funzionano, migliorandoli invece di cancellarli.
  5. Dopo la pubblicazione, inviare la nuova mappa del sito a Google e controllare per qualche settimana che non ci siano pagine “non trovate”.

Lo abbiamo fatto, ad esempio, nel restyling di Wikington Post: un sito d’informazione con centinaia di articoli, rifatto senza perderne nessuno.

E se il sito è su Wix o su una piattaforma a canone?

Molte attività partono con Wix o piattaforme simili: costano poco all’inizio, ma si paga un canone per sempre e il sito non si può trasferire altrove. Quando si vuole crescere, si riparte da zero.

Passare a WordPress significa avere un sito tuo, su un hosting tuo, che puoi far gestire a chi vuoi. È quello che abbiamo fatto per Wikievents, passato da Wix a un sito su misura in italiano e inglese, che il cliente aggiorna in autonomia.

Quanto tempo ci vuole

Per un sito vetrina, in genere 3–4 settimane da quando sono pronti testi e foto. Durante il lavoro il sito vecchio resta online: il nuovo prende il suo posto solo quando è pronto e controllato.

Checklist: prima di decidere

  1. Apri il sito da smartphone e conta quanti dei 7 segnali riconosci.
  2. Controlla di avere gli accessi al sito e che il dominio sia intestato a te.
  3. Guarda in Search Console quali pagine portano visite: andranno conservate.
  4. Chiedi almeno un parere esterno e un preventivo voce per voce.

Vuoi un parere sul tuo sito?

Se non sei sicuro se rifarlo o sistemarlo, ti diamo un parere sincero: a volte la risposta giusta è “bastano piccoli interventi”, e te lo diciamo.

E se decidi di rifarlo, prima di chiederti qualsiasi impegno ti prepariamo una bozza gratuita della nuova home page, così vedi la differenza prima di decidere. Lavoriamo in Umbria e in tutta Italia. Scrivici dalla pagina contatti o su WhatsApp, mandandoci il link del tuo sito attuale.

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