Hai un sito, ma non ti porta clienti. Oppure ti imbarazza un po’ quando un cliente ti dice “ho visto il tuo sito”. La domanda allora è semplice: conviene rifarlo da zero, o basta sistemarlo?
La risposta onesta è: dipende. A volte bastano pochi interventi mirati; altre volte rifarlo costa meno che continuare a rattoppare. In questa guida trovi i segnali per capirlo da solo, quanto costa un rifacimento e come farlo senza perdere le posizioni che hai già su Google.
7 segnali che il tuo sito va rifatto
Prendi il telefono, apri il tuo sito e rispondi sinceramente:
- Da smartphone si legge male. Testi piccoli, menu scomodi, pulsanti difficili da premere. Oggi la maggior parte delle visite arriva dal telefono.
- È lento. Se impiega più di 3 secondi a mostrarsi, molte persone se ne vanno prima ancora di vederlo.
- Non sai aggiornarlo. Per cambiare un orario o una foto devi chiamare qualcuno, e quindi non lo aggiorni mai.
- Ha più di 5–6 anni. Grafica, tecnologia e sicurezza invecchiano: un sito di sette anni fa si riconosce al primo sguardo.
- Non arrivano contatti. Nessuna email, nessuna chiamata che inizi con “ho visto il sito”.
- Su Google non lo trova nessuno. Se cerchi il tuo servizio con la tua città, compaiono i concorrenti e non tu.
- Non racconta più quello che fai oggi. Servizi cambiati, foto vecchie, persone che non lavorano più con te.
Come leggere il risultato: con uno o due segnali, di solito basta migliorare il sito che hai. Con tre o più, soprattutto se ci sono i punti 1, 3 e 5, conviene quasi sempre rifarlo.
Quando basta sistemarlo (e risparmi)
Rifare tutto non è sempre la scelta giusta. Se il sito è recente, si vede bene da telefono e lo sai aggiornare, spesso bastano interventi mirati:
- testi più chiari, che dicano subito cosa fai, dove e per chi;
- un pulsante di contatto evidente, telefono e WhatsApp cliccabili;
- titoli e descrizioni per Google sistemati pagina per pagina;
- la scheda Google Business completata e collegata al sito;
- foto vere al posto delle immagini di repertorio.
Interventi come questi costano in genere qualche centinaio di euro e possono cambiare molto i risultati.
Quando conviene rifarlo da zero
Conviene rifarlo quando i problemi sono nella struttura e non nei dettagli:
- il sito è costruito con una tecnologia vecchia o su una piattaforma che non ti permette di crescere;
- l’impaginazione non funziona da smartphone e andrebbe rifatta pagina per pagina;
- la struttura delle pagine non corrisponde più ai tuoi servizi;
- dipendi da qualcuno per ogni modifica, o non hai nemmeno gli accessi.
In questi casi, continuare a rattoppare costa nel tempo più di un sito nuovo, e il risultato resta debole.
Quanto costa rifare un sito
Per un sito vetrina di un’attività o di un professionista, rifarlo costa in genere come farne uno nuovo: tra 1.000 e 2.500 €, a seconda di pagine, testi e funzioni. A volte un po’ meno, perché testi e foto si possono recuperare in parte. Trovi fasce di prezzo ed esempi nella guida su quanto costa un sito web nel 2026.
Un consiglio: chiedi sempre un preventivo voce per voce. Ti permette di capire cosa stai pagando e di confrontare offerte diverse.
Come rifare il sito senza perdere le posizioni su Google
È la paura più comune, ed è fondata: un rifacimento fatto male può far sparire da Google pagine che portavano visite da anni. Si evita con alcuni accorgimenti:
- Prima di tutto, una mappa del sito vecchio: l’elenco di tutte le pagine, con quelle che portano più visite (si vedono in Google Search Console).
- Mantenere gli indirizzi delle pagine quando possibile.
- Reindirizzamenti 301 per ogni indirizzo che cambia: chi arriva dal vecchio link, o da Google, finisce automaticamente sulla pagina nuova.
- Recuperare i contenuti che funzionano, migliorandoli invece di cancellarli.
- Dopo la pubblicazione, inviare la nuova mappa del sito a Google e controllare per qualche settimana che non ci siano pagine “non trovate”.
Lo abbiamo fatto, ad esempio, nel restyling di Wikington Post: un sito d’informazione con centinaia di articoli, rifatto senza perderne nessuno.
E se il sito è su Wix o su una piattaforma a canone?
Molte attività partono con Wix o piattaforme simili: costano poco all’inizio, ma si paga un canone per sempre e il sito non si può trasferire altrove. Quando si vuole crescere, si riparte da zero.
Passare a WordPress significa avere un sito tuo, su un hosting tuo, che puoi far gestire a chi vuoi. È quello che abbiamo fatto per Wikievents, passato da Wix a un sito su misura in italiano e inglese, che il cliente aggiorna in autonomia.
Quanto tempo ci vuole
Per un sito vetrina, in genere 3–4 settimane da quando sono pronti testi e foto. Durante il lavoro il sito vecchio resta online: il nuovo prende il suo posto solo quando è pronto e controllato.
Checklist: prima di decidere
- Apri il sito da smartphone e conta quanti dei 7 segnali riconosci.
- Controlla di avere gli accessi al sito e che il dominio sia intestato a te.
- Guarda in Search Console quali pagine portano visite: andranno conservate.
- Chiedi almeno un parere esterno e un preventivo voce per voce.
Vuoi un parere sul tuo sito?
Se non sei sicuro se rifarlo o sistemarlo, ti diamo un parere sincero: a volte la risposta giusta è “bastano piccoli interventi”, e te lo diciamo.
E se decidi di rifarlo, prima di chiederti qualsiasi impegno ti prepariamo una bozza gratuita della nuova home page, così vedi la differenza prima di decidere. Lavoriamo in Umbria e in tutta Italia. Scrivici dalla pagina contatti o su WhatsApp, mandandoci il link del tuo sito attuale.



